Se la moda non è arte, è l’arte a farsi moda

Venezia. Si è da poco conclusa la 57°edizione dell’ Esposizione Internazionale d’Arte alla Biennale di  Venezia.

La bella laguna non si è popolata quest’anno solo di critici d’arte snob e compratori, ma dal bel mondo glam del cinema e dello spettacolo e quasi tutto il gotha del fashion.

Tra fashion editor, blogger e designer vi racconto di una clandestina amicizia, tra moda e arte.

Per la maggior parte dei fashion designer, la Biennale di Venezia è un grande evento e un grande momento di ricerca, quest’anno c’erano tutti, dalla famiglia Missoni al mio coetaneo Nicolò Giannico Beretta. La moda non è stata solo spettatrice, ma ha organizzato gli eventi più esclusivi di tutta l’esposizione, dalla cena d’apertura organizzata dalla Maison Fendi, seguita poi da cene e serate organizzate da case di moda come Louis Vuitton, Bulgari, Prada e molti altri. 

Inutile negare che la moda e l’arte siano da sempre, almeno dal mio punto di vista, stati legati. Ma da qualche tempo la moda per l’arte non è solo più la sorella ricca a cui rubare gli spicci di nascosto, ma è diventata la sorella popolare da imitare!

Fino a poco tempo fa infatti era la moda a glorificare l’arte, mentre le arti maggiori la snobbavano. Da un po’ di tempo sembra essersi innescato il processo inverso, si vedono artisti come Marina Abramovic, Vanessa Beecroft e altri partecipare alle sfilate più glam delle fashion week di tutto il mondo.

Gli artisti sono ormai delle vere rockstar. Questa cosa sconvolge i puristi critici d’arte. Ma in realtà non c’è nulla di male, anzi credo che il ritorno dell’arte nel mondo pop, non in senso stilistico ma in senso concettuale, sia una cosa positivissima soprattutto per noi giovani.

Non so se la moda è un’arte, un’arte minore o non lo è affatto trovo per esempio ridicoli e senza molto senso alcuni abiti che non pensano minimamente al corpo di chi lo indossa rendendolo come intrappolato in cumoli di stoffa o materiali impensabili e mi chiedo come possano queste tipologie di “abiti scultura” pensare di raggiungere la donna contemporanea (ovviamente non mi riferisco a maestri del passato come Roberto Capucci o Ferrè e pochi altri che sono stati tra i pochi a saper unire la “scultura “ alla MODA).

So però che oggi oltre alle logiche commerciali e mediatiche diventate particolarmente simili tra loro, l’arte e il fashion hanno in comune il fatto di trasmettere emozioni e di essere veicolo per chi crea e chi compra di un pensiero, un concetto o un’idea verso altre persone.

Oggi credo si possa dire che la moda e l’arte siano l’una necessaria all’altra, da una parte l’arte ha bisogno della moda per raggiungere un pubblico maggiore ed essere in un qualche modo compresa, dall’altra la moda necessita dell’arte per trarre nuova linfa vitale.

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Sanremo 2017 la pagella dei look

La 67esima edizione del Festival della canzone italiana è cominciata con i primi undici big e dunque undici canzoni, ma soprattutto undici look (esclusi ospiti e i padroni di casa Maria De Filippi e la valletta di colore che parla bene l’italiano Carlo Conti) che adesso passerò ai voti.

MARIA DE FILIPPI: Vestire Queen Mary non è una cosa facile, lei è indiscutibilmente brava, poichè penso sia la Miuccia Prada della della televisione italiana, ma al contrario della Signora, cammina come uno scaricatore di porto e quasi sempre è impalata. Riccardo Tisci con i suoi abiti disegnati per Givenchy  è riuscito però, almeno per la prima serata a regalarle grazia ed eleganza sia con il lungo nero che con il corto bianco che vista l’ora in cui l’ha indossato pareva la veste per andare a dormire. Voto 7

Carlo Conti: Per quanto mi riguarda è lui la valletta di questa edizione, ad un certo punto aveva in mano due microfoni che manco quando presentò Eva Herzigova si sono viste scene simili. Anyway il look, devo scoprire ancora la nuance del fondo tinta/terra indiana che usa e poi fare uno speciale, non era malvagissimo ma lo stylist dovrebbe sapere che in tv il velluto nero pareva viola, dunque stava bene ma non benissimo. Voto 6

Giusy Ferreri: La cantante di origini siciliane è la dimostrazione del fatto che se sai cantare non puoi anche avere buon gusto. Il semi-tuxedo, dicono le mie fonti, l’ha comprato lei da Philipp Plein e il fatto che dal press office del chiamiamolo stilista perchè altrimenti si offende non rivendichino la dice lunga su tutto. Voto 3

Fabrizio Moro: Lui ha sempre avuto l’aria da ragazzo di periferia un pò trasandato, ma stavolta ha forse esagerato: il completo semilucido andava prima ripreso sartorialmente (le arricciature sui pantaloni non mi hanno fatto ascoltare bene la canzone) e poi stirato. In più, Fabrizio caro pettinati. Voto 5

Raoul Bova: L’Italia è il paese dove se una volta eri sex symbol allora lo sarai per sempre. Raoul Bova si ok è un bel Dilf ma sono certo che c’erano degli abiti Giorgio Armani migliori. Voto 7 (Solo perchè ho fissa nella testa l’immagine di lui che esce dall’acqua nel film “piccolo grande amore”)

Raoul Bova veste Giorgio Armani

Raoul Bova veste Giorgio Armani (Photo by Venturelli/Getty Images)

Elodie: L’abito è di Etro e l’idea delle stampe per evitare il total black ad un certo punto ha pure funzionato, ma l’orecchino a cerchio con le borchie indossato da solo, mi ha ricordato alcune mie compagne del liceo di cui non ho grande piacere, per non parlare degli anelli troppo grossi. Voto 5+

Lodovica Comello: Stonata come la Lecciso o forse un po’ di più, a salvarla l’abito firmato Vivetta, forse uno dei più belli visti ieri sera. Voto 8

Lodovica Comello veste Vivetta

Lodovica Comello veste Vivetta

Fiorella Mannoia: in Antonio Grimaldi (chi è?) L’ho trovata essenziale, chic, pulita, femminile e assolutamente moderna, e giusto per citarla: “che sia benedetta” Voto 9

Alessio Bernabei: Errore n.1: perchè non ha messo i calzini? Errore n.2: Perchè ha messo quelle scarpe così lucide? Errore n.3: la giacca sembra nata dalla collaborazione di qualche stilista con l’Amsa. (si quelli dell’immondizia). Voto N.C.

Tiziano Ferro: In classico Dolce&Gabbana per andare sul sicuro. Voto 7

Carmen Consoli: L’abito di Philosophy by Lorenzo Serafini non l’ho capito molto bene, troppe citazioni per un pezzo solo però le stava d’incanto, un po’ meno il trucco. Voto 7++

Al Bano: Lui piuttosto cambia moglie ma mai il vestito. Voto 3-

Samuel: I revers bianchi fanno tanto cameriere di lusso russo, il jeans probabilmente comprato da Piazza Italia puoi indossarlo ovunque ma non a Sanremo. Anonimo più della canzone Voto 3

Paola Cortellesi: Mi è piaciuto tantissimo il rossetto, credo il 404 Marzo di Armani, più che il vestito. Ma a Paola sta bene un po’ tutto. Super chic. Voto 8+

Paola Cortellesi veste Giorgio Armani

Paola Cortellesi veste Giorgio Armani

Ron: I capelli della Mannoia e gli occhiali di Malgioglio fanno pensare al peggio, ma invece il verde petrolio non è sbagliato. Voto 5+

Clementino: Marcelo Burlon è insignificante un po’come le canzoni di quelli che veste, ma per Clementino il look è giusto, anche se un pelino didascalico. Voto 5

Ricky Martin: Non lo so, è vestito così dal 1996 e nonostante basta che muove il bacino e tutti collassiamo, io non dimentico che vorrei vederlo con abiti nuovi. Voto 5+

Ermal Meta: Tra gli uomini in gara ieri è stato il migliore vestito bene, o meno peggio, Look chiaro, semplice ma con stile. Ho adorato le maniche tirate su e le spille sul revers e la canzone. Voto 8

Diletta Leotta: Penso che Alberta Ferretti ultimamente stia avendo una crisi stilistica, l’abito che ha indossato la “giornalista” ieri sera è discutibilissimo, per non dire orrendo, peggio di quelli che sta facendo indossare alla Marcuzzi all’Isola dei famosi. Ok, l’ho detto. Voto 5

Rocio Munoz Morales: L’abito superbo di Francesco Scognamiglio ha oscurato un po’ tutti quelli visti ieri sera, peccato per le “antenne”. Lei bellissima. Voto 7++

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Jean Paul Gaultier per OVS, tutti i pezzi della capsule collection irriverente

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Dal 19 Novembre 2016 la capsule collection di Jean Paul Gaultier per OVS è in vendita in tutti gli store selezionati e sul sito ovs.it.
Economica e intensa, i capi posseggono un prezzo che varia dai 29 ai 149 euro.
La collezione sia maschile che femminile racchiude l’essenza dell’irriverenza, dell’anticonformismo e dello stile urban chic.

Non solo, possiede anche una componente colorata e luminosa adatta alle festività.
Dalla mia collaborazione con OVS è nata una collezione divertente, perfetta per i party di fine d’anno. Ho pensato a qualcosa di giocoso ma allo stesso tempo ricercato ed è per questo che ho disegnato una stampa con carte da gioco e ho usato tanti tagli asimmetrici“, ha commentato lo stilista.
Una delle stampe più eccentriche è quella della carta da gioco, un motivo che rievoca il gioco delle feste, l’ambiente ludico e l’atmosfera scherzosa e ricreativa.

Per OVS non è una novità, la catena d’abbigliamento è solita produrre collezioni in collaborazione con alcuni tra gli stilisti più noti del settore moda. Tra i nomi di spicco, rientrano quelli di Elio Fiorucci, Costume National, Matthew Williamson, Kristina Ti e Alberto Aspesi.

LA COLLEZIONE UOMO:

Prezzi democratici con stile inconfondibile. La collezione comprende completi in giacca e pantalone, felpe, t-shirt.

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LA COLLEZIONE DONNA:

La collezione donna comprende la giacca con rever in ecopelle dal costo di 79 euro, t-shirt iconica mariniére dal costo di 39 euro, gonna reversibile dal costo di 89 euro, trench doppiopetto in taffetà dal costo di 149 euro, maglia tricot a righe dal costo di 39 euro, abito iconico bustier dal costo di 89 euro, tuta in twill stampato dal costo di 89 euro, abito in tulle a rete dal costo di 99 euro, abito a camicia dal costo di 49 euro, abito monospalla asimmetrico dal costo di 109 euro, giacca con maniche in nylon dal costo di 79 euro, pantaloni con profili in nylon dal costo di 59 euro.

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Questo articolo Jean Paul Gaultier per OVS, tutti i pezzi della capsule collection irriverente è stato pubblicato per la prima volta da Roberta Comes su Blog di Moda.

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