A Parma apre il primo Bed & Beauty firmato Aveda

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Immaginate di alloggiare in un hotel, per piacere o per lavoro, di svegliarvi nel classico mood bad hair day e avere a disposizione uno staff di esperti hair stylist pronti a rimettervi a nuovo la testa. Nel centro storico di Parma può succedere se alloggiate a Palazzo Gozzi, dove ospitalità e bellezza si fondono per dare vita ad un nuovo concetto di hotel, il Bed & Beauty; si tratta di un albergo in cui si alloggia e si può usufruire di tutte le cocccole tipiche di un salone di bellezza che offre servizi dedicati alla cura dei capelli.

Un progetto unico nel suo genere voluto fortemente da Roberto Gozzi, affermato parrucchiere di Parma e ideatore di Bed & Beauty, in collaborazione con il brand AVEDA, nello storico quartiere “oltretorrente” di Parma, a pochi passi dal Parco Ducale. palazzo-gozzi_bedbeauty_04

palazzo-gozzi_bedbeauty_01ll Bed & Beauty consta di 5 suite su due livelli, diverse l’una dall’altra. I materiali sono ricercati, le luci soffuse e i colori decisi: un progetto architettonico concepito con la volontà di offrire agli ospiti un contesto di comfort e intimità e soparttutto un soggiorno “in bellezza”.palazzo-gozzi_bedbeauty_00 Continue reading

Turchia, brand di moda sfruttano i bambini siriani rifugiati

H&M e Next, due dei più importanti brand a basso costo della moda internazionale sono finiti nell’occhio del ciclone in questi giorni, accusati di sfruttare i minori siriani rifugiati in Turchia. Dalla guerra direttamente in fabbrica, a lavorare duramente per pochi soldi. La scoperta sarebbe stata fatta da Business and Human Rights Resource Centre (Bhrrc), un’organizzazione no-profit inglese, che ha denunciato lo sfruttamento attraverso un report, chiedendo a 28 grandi aziende di svolgere dei controlli approfonditi sul personale impiegato nei propri stabilimenti turchi e dei propri fornitori. Tra queste sono state proprio H&M e Next a rivelare la presenza di minori all’interno delle proprie fabbriche, mentre Primark e C&A hanno dichiarato di avere identificato rifugiati siriani adulti tra i lavoratori dei loro fornitori.

“Dossier preoccupanti sottolineano paghe da fame, lavoro minorile e abusi sessuali per i rifugiati siriani che lavorano senza permesso. Esiste un rischio reale che questi abusi accadano negli stabilimenti che lavorano per le catene di abbigliamento in Europa. Circa 250-400mila profughi siriani lavorano illegalmente in Turchia, rendendoli vulnerabili allo sfruttamento”, hanno detto i curatori del rapporto di Bhrrc.

L’indagine è stata ripresa e raccontata dal quotidiano inglese The Independent, che ha sottolineato quanto la Turchia sia uno dei principali poli di produzione di articoli di abbigliamento per le grandi catene internazionali, insieme a quelli di Cina, Cambogia e Bangladesh. È qui che i più importanti brand della moda internazionale producono la propria merce, in fabbriche che mettono i lavoratori in condizioni non sempre idonee alla propria salvaguardia. Non è infatti la prima volta che lo sfruttamento minorile viene identificato e denunciato.

Dal parrucchiere arriva la “Quiet chair” per chi non ama gossip e chiacchiere

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C’è chi dal parrucchiere ama chiacchierare del più e del meno, commentare fatti, pettegolezzi e avvenimenti, essere aggiornata su chi ha lasciato chi, sulle liason d’amour del vip di turno e c’è chi invece vuole rilassarsi, leggere, ascoltare musica o semplicemente stare in silenzio. Io, per esempio, sono una di queste: dal parrucchiere preferisco controlare le email, immergermi nel libro che porto in borsa, scrivere alle amiche su whatsapp. Insomma preferisco farmi i fatti miei!

Per tutte quelle che, come me, non sopportano le chiacchiere invadenti da parrucchiere e che dopo una giornata al lavoro vogliono godersi un po’ di sano relax e dell tempo dedicato a sè stesse, il salone Bauhaus di Cardiff,  in Galles, ha pensato bene di dotare il proprio salone di una postazione speciale, la “quiet chair“, ovvero la sedia del silenzio, dove ogni donna può godersi in santa pace e in religioso silenzio shampoo, taglio, piega o colore.
Chissà se in Italia altri saloni seguiranno l’esempio…

Maria Barros: From The Artist's Workshop To The Catwalk

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Fine di un amore

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Quando vengono lasciate, le donne diventano ostinate. Talmente ostinate a recuperare il rapporto, l’amore o l’idea di una relazione, che dimenticano l’essenziale: se stesse, convinte che “per amore” si sia autorizzate a fare di tutto, compreso lottare. Così vivono giorni, settimane e mesi a rincorrere lui perdendo forze ed energie, studiando strategie e controllando ogni suo movimento, con whatsapp che diventa un’ossessione come se l’essere online di lui cambiasse qualcosa. “Devo lottare per amore“, si ripetono quando lottare per amore é giá un controsenso di per sè. Si dovrebbe lottare per un ideale, un principio, per un lavoro, per le idee. Ma non per amore o quanto meno non per un amore per giunta finito. Non raccontiamocela, smettiamo, vi prego. Di torturarci e torturare, di toglierci la dignità nell’aspettare qualcosa che molto probabilmente non ci sarà, di aver paura di mancarsi. Poco importa che crediate sia l’uomo della vostra vita, che siate innamorate, che non crediate alle sue giustificazioni, convinte che sia ancora innamorato di voi. La veritá è che se lo fosse, non vi lascerebbe andare. E, nonostante tutte le varie motivazioni, quello che conta davvero è semplicemente il risultato. E il risultato è che lui non vuole stare con voi. Perció la cosa migliore che potete fare è ringraziare, prendere le vostre cose, mettere tutto in valigia e chiudere la porta lasciando lui e le vostre convinzioni alle spalle con orgoglio e rispetto di quello che è stato. E (ri)cominciare. Nessuno dice che sia semplice e indolore, anzi. Starete male, a pezzi. Ma almeno avrete la vita nelle vostre mani. E in quelle del destino: se sarà scritto, le vostre strade si incroceranno ancora o molto probabilmente incontrerete un altro che aspetta solo che voi siate pronte a un’altra possibilità, a vivere un’altra favola.

A proposito, nelle favole, a lottare per amore è sempre l’uomo. Mai la donna.

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L’articolo Fine di un amore sembra essere il primo su Glamour Marmalade.

Julia Roberts su Instagram senza trucco e la citazione da Pretty Hurts di Beyoncè

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È trascorsa una settimana da quando Julia Roberts ha pubblicato su Instagram (@juliarobertsoriginal) una sua foto senza trucco, ma oggi l’immagine fa ancora il giro del web, riportata dalle principali testate giornalistiche internazionali.

Il motivo non è la rivelazione sotto il makeup, l’attrice è splendida anche senza correttore, fondotinta e ogni possibile trucco, ma dalla didascalia, che vuole essere un manifesto a favore della bellezza naturale: “La perfezione è il male di una nazione – scrive la Roberts citando il brano Pretty Hurts di Beyoncè.

Continua così “Ci copriamo la faccia di make-up. Ci iniettiamo botox e soffriamo la fame pur di raggiungere la forma ideale. Proviamo a sistemare qualcosa, ma non si può sistemare ciò che non si può vedere. È l’anima che ha bisogno di un’operazione. Dobbiamo opporre resistenza.Come puoi aspettarti che qualcuno ti ami se non ti ami tu stesso? Devi essere felice con te stesso. Non importa come appari fuori, è quel che sei dentro che conta“.

Parole che hanno un effetto ancora più forte se pronunciate da una donna che non ha mai negato di essersi affidata al chirurgo per botox e mastoplastica additiva e così la frase “proviamo a sistemare qualcosa, ma non si può sistemare ciò che non si può vedere” assume un significato ancora più profondo, personale. Un appello a tutti gli uomini e le donne, i ragazzi e le ragazze, affinché imparino ad amarsi un po’ di più e sebbene Julia Roberts abbia meno follower di una fashion blogger e nonostante il suo lavoro la porti ad usare ogni trucco possibile per nascondere e camuffare, chissà che le sue parole non risultino efficaci.

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