Nemanti: “La mia moda?… Parla vegano”

La moda che parla davvero tanti linguaggi. A volte anche i più singolari o meglio i più adatti (e ricettivi), ai tempi che corrono o che arriveranno. E per tempi che corrono, non si parla sempre di puro riferimento a trend o ad immagini (uguale) principalmente a vendite e bla bla bla… tutto in piena routine con il sistema.

Ma anche di filosofie che ci aiutano a vedere tutto più sano, più etico, più conforme -e in linea- con il concetto-rispetto: ambientale, morale e ripeto… etico.

Filosofie vegane per esempio, tradotte ora anche in moda e… accessorio. Nemanti questo pensiero lo ha fatto fortemente suo. Tanto da far nascere un vero discorso-stile di shoes per uomo e donna, che esprime appunto tale messaggio e … linguaggio.

Questa settimana – per Focus On – Paola Caracciolo (co-founder del marchio), mi racconta gli aspetti, dinamiche, ed evoluzione del loro progetto che ha già un grande successo.

Mi racconta che cosa è esattamente la moda vegana? Quando si parla di cruelty-free (o vegan) in ambito moda, si fa riferimento in gran parte ad una produzione che non utilizza componenti che abbiano comportato sofferenza per gli animali. Al posto di pelle, cuoio, colle di origine animali o polveri di cuoio si utilizzano materiali naturali, come il lino, il cotone, oppure materiali tecnici studiati a tavolino per avere caratteristiche specifiche in termini di traspirabilità, resistenza all’usura o impermeabilità. Per noi essere un brand vegan va però ben oltre questo, perché oltre al rispetto per gli animali poniamo grande attenzione al rispetto per l’ambiente e per le persone cercando sempre soluzioni nuove o anche innovative per ogni aspetto, anche il più banale.

Quando è com’è nato il progetto Nemanti? L’idea come spesso accade è nata da un’esigenza personale: scegliere di essere Veg * per me è stato un percorso, una presa di coscienza graduale che – giorno dopo giorno – ha richiesto sempre più coerenza e che ha toccato ogni ambito di vita. Diversi anni fa lavoravo come responsabile marketing per una catena di supermercati della grande distribuzione, mi capitava di trovarmi in difficoltà quando si trattava di abbinare ad un completo un paio di scarpe eleganti, puntualmente reperibili solo in pelle. Volevo un prodotto di alta qualità, ma senza componenti animali. Così me lo sono fatta da sola. A 25 anni ho iniziato a lavorare sull’idea di sviluppare calzature cruelty-free, e dopo qualche mese di studio e progettazione ho lanciato Veg Italian Style. Era una delle uniche 3 aziende italiane che si occupavano di scarpe Veg*. Purtroppo il mercato non era ancora maturo. Nel 2012, ho ricominciato a studiare l’offerta di prodotti cruelty-free e ho deciso di fare un master sui beni di lusso. Nel 2013 è nata così Opificio V, una linea di scarpe realizzate da maestri artigiani italiani utilizzando i migliori materiali disponibili sul mercato e soprattutto totalmente vegan. Da pochissimo abbiamo cambiato nome e logo per celebrare un nuovo capitolo della storia di questo marchio. Nemanti è la conseguenza di una tendenza più internazionale del brand già iniziata con Opificio V. Opificio V era un nome molto nostrano, di difficile comprensione a chi italiano non è. La scelta di rilanciare il brand e creare Nemanti è stata anche legata all’ingresso di un nuovo socio, Sebastiano Cossia Castiglioni, che da molti anni investe in diverse attività vegane in Italia e all’estero.

Come nasce una vostra collezione e da dove arriva la vostra ispirazione?  Le nostre sono collezione classiche, con qualche nota più spigliata e mondana ma ci teniamo a creare dei prodotti che siano trasversali rispetto alle tendenze più modaiole e che possano durare negli anni.

Cosa significa oggi creare un business di vero lifestyle etico? E soprattutto in un mercato “saturo” di proposte, quali sono i vantaggi e gli svantaggi? Creare un vero lifestyle etico vuol dire riuscire a scardinare le vecchie logiche della moda, resettare totalmente abitudini e modi di pensare che il fast fashion ha negli anni imposto. Tornare a dare il vero valore agli oggetti, che sono il frutto del lavoro di altre persone; pensare allimpatto ambientale e alla sofferenza degli animali degli acquisti che facciamo Oggi per fortuna la moda si sta sempre più orientando verso proposte via via più green ed etiche anche perché i consumatori sono molto più informati e attenti alle scelte che fanno. Internet e i social in particolare restituiscono una veloce presa di coscienza su quanto i nostri comportamenti di acquisto abbiano una concretezza su tutto lindotto. I vantaggi ovviamente sono legati alla rarità di questo manifesto etico di cui ci facciamo portavoce, gli svantaggi sono legati alla difficoltà nello scardinare logiche di mercato date per scontate.

Quali sono i vostri principali mercati di riferimento e chi sono i vostri clienti? Attualmente il nostro mercato è principalmente quello europeo e americano. I nostri clienti? Dipende dal canale di vendita, mi spiego: Il nostro e-commerce vede prevalentemente lalternarsi di professionisti vegan, persone attente soprattutto al benessere degli animali e ambientale. Mentre le vendite legate ai punti vendita fisici non sono così focalizzate, in quel frangente ciò che colpisce è la bellezza della scarpa e della collezione, l’eticità del brand è qualcosa che va a completare e impreziosisce la scarpa ma non è sicuramente l’elemento decisionale.

Quali sono i vostri prossimi progetti che mi può anticipare? Il nostro focus attualmente è legato allo sviluppo del brand con particolare focus sul mercato americano, che oggi ha qualche anno di anticipo sulle tendenze soprattutto legate al cruelty free. Stiamo lavorando anche sullo sviluppo di accessori e una nuova linea dedicata ai più giovani.

Il futuro della moda quindi secondo lei sarà sempre più vegano? Continuando a perpetrare stili di vita inquinanti, abitudini noncuranti e modelli di business orientati al profitto a ogni costo, si consegnerà alle future generazioni un mondo apocalittico, molto vicino alle avveniristiche pellicole hollywoodiane.A invertire questa tendenza, il settore dell’alta moda si sta già facendo portavoce di un manifesto etico, che si concretizza in azioni e comportamenti green, appoggiati anche da figure di spicco nel panorama artistico e sociale. Il business sostenibile non solo è possibile, ma è l’unico immaginabile da qui ai prossimi anni.

 

Continue reading

Mia Moltrasio: “Vi racconto le mie ballerine made in Como”

“Stilose senza essere modaiole, sportive senza essere trascurate, professionali senza essere noiose, essenziali senza essere scontate, femminili senza essere aggressive, sensuali per chi le sa portare”.

Parole che vanno nel dettaglio, descrizione minuziosa quella di Mia Moltrasio per raccontare – in concreto – il concetto ballerina, accessorio che non conosce i corsi e ricorsi della moda ma solo un protagonismo-tendenza perenne che va oltre anni e stagioni.

Si potrebbe in qualche maniera quasi sostenere: ballerina per sempre. Ballerina in tutte le varianti, ballerina in tutti colori e dettagli, ballerina la sera e la mattina.

La designer che ha dato vita al suo brand insieme alla sorella Cristina proprio sulle rive del lago di Como, racconta questa settimana la sua passione-ballerine realizzate “a mano” in Italia.

Perché le ballerine negli anni non passano mai di moda? Qual è la sua opinione in merito? Credo che la ballerina sia un vero e proprio “salva stile”. Facile da abbinare, comoda da portare e che difficilmente penalizza un look.

Mi racconta come ha iniziato? Abbiamo iniziato io e mia sorella Cristina a parlare di fare qualcosa di diverso, di metterci in gioco con un’idea. Subito abbiamo pensato alle ballerine, alla possibilità di venderle online un prodotto made in Italy. Dai primi stralci di conversazioni tra il lavoro, la famiglia e tutto il resto il progetto ha preso piede, si è definito, strutturato e poi è diventato realtà.

Mia Moltrasio
Mia Moltrasio

Qual è il plus di Mia Moltrasio? Mi piace pensare che dietro a un buon prodotto siamo riuscite a creare una brand experience che piace e gratifica il cliente. Cerchiamo di avere un rapporto “personale” con chi acquista le noste ballerine. Questo vuol dire convincere che dietro ad un brand prevalentemente online ci sono delle persone.

Un accessorio può secondo lei rivoluzionare il resto di un intero look rendendolo singolare? Assolutamente sì, anzi sono una di quelle donne a cui piace vestire decisamente basic e magari osare con l’accessorio: un paio di orecchini, una borsa, le scarpe.

Mi racconta la collezione per questo inverno? Abbiamo voluto riproporre il velluto, che trovo sia un materiale bellissimo e adatto al tipo di scarpa. Abbiamo tenuto alcuni colori già visti nella scorsa collezione e decisamente più classici: nero e bordeaux e affincare colori più insoliti: carta da zucchero, ottanio e senape. Abbiamo poi proposto una variante sui materiali, inserendo le paillettes blu e rosse e un tessuto jacquard che sarà disponibile tra pochissimo online con un motivo a stelle.

Quali sono i suoi prossimi progetti? Tra i prossimi progetti c’è sicuramente il tacco. Stiamo lavorando per cercare un modello, un’altezza e una forma che abbiano una certa continuità con le ballerine. Insomma una scarpa che ancora ci racconti.

Continue reading

Fabio Lissi: “vi racconto la mia sartoria… del gioiello”

Il concetto del “fatto su misura”. Fatto su misura… uguale a: esclusivo, solo per te, studiato per riflettere – questa volta nel linguaggio del gioiello – la tua estetica-personalità.

Fabio Lissi ha fatto fortemente sua questa filosofia, tanto da amarla, farla diventare passione, positiva ossessione per il dettaglio e.. business.

Il gioiello creato con l’anima e con il cuore. E tutto in un ottimo balance tra lo stile del designer milanese e la richiesta ad hoc del cliente. In poche parole tutto customized.

Solo così – racconta Lissi – è possibile creare con l’anima, con il mio tocco, ma soprattutto con la storia di chi lo avrà con sé una vita intera, o che addirittura lo tramanderà”.

Fabio Lissi

Dall’attività di famiglia, all’amore per l’arte e la scultura al messaggio che i suoi gioielli esprimono. Ho incontrato Lissi questa settimana per Focus On.

Fabio facciamo un passo indietro. Mi racconta come ha iniziato? A 19 anni rinunciai a proseguire gli studi presso l’accademia di Brera accettando l’invito di mio padre a continuare l’attività di famiglia, una gioielleria con laboratorio orafo in grado di realizzare gioielli a partire dal semplice oro fuso. I primi anni in realtà sono stati traumatici: il mio desiderio era quello di fare l’artista, la mia passione era la scultura, e la mia ambizione era quella di arricchire il mondo delle mie opere. Mi sono ritrovato invece a svolgere un lavoro imprenditoriale nel commercio di gioielli che consideravo “inutili”. Questo pensavo dei gioielli, fino a quando diverse esperienze di vendita mi hanno rivelato il loro vero valore: uno straordinario strumento di comunicazione, di emozioni, una “forma eterna di un prezioso messaggio”. Da questo momento ho avuto consapevolezza di quale potesse essere la mia espressione artistica e del come appagare l’esigenza del sentirmi utile: aiutare a comunicare emozioni attraverso i miei gioielli, piccole sculture, simboli di messaggi mirati. Ritrovato l’entusiasmo ho imparato tutto quanto potevo delle tecniche di lavorazioni orafe, dalle artigianali antiche alle più moderne sperimentandone nuove. Ho fatto tesoro dell’esperienze interpersonali con i diversi clienti e consumatori analizzando le dinamiche che motivano all’acquisto. Ho affinato la capacità inventiva e creativa in funzione del “bisogno e dello stile”. Una capacità che si è palesata nel settore orafo e che mi ha permesso di svolgere le più svariate consulenze creative: per celebrità, importanti aziende commerciali leader nel settore gioiello, nella moda e non solo. Un esempio sono le pluriennali collaborazioni con Brioni o con Ferrari per i quali disegno e produco accessori personalizzati e preziosi venduti in tutto il mondo. Dal 2014 ho deciso di creare il mio Atelier in Via Mascheroni 12 a Milano: un Atelier caratterizzato da un ambiente differente rispetto alla classica gioielleria dove l’atmosfera creativa è subito confidenziale e coinvolgente. Qui oltre a poter visionare le mie opere, qualsiasi cliente può vedere e toccare con mano l’evoluzione produttiva di un gioiello con la possibilità di intervenire alla sua personalizzazione.

Lei è conosciuto per realizzare un gioiello quasi couture, fatto ad hoc su misura. Quali sono i tratti che caratterizzano le sue creazioni? Indipendentemente dallo stile, dai metalli o dalle gemme, tutte le mie creazioni esprimono un’anima scultorea. Tutto ciò che creo ad hoc è ispirato da un messaggio, una riflessione, un concetto filosofico o una emozione che il cliente vuole esprimere e che esteticamente nella mia materia si traduce in una atmosfera di ombre, riflessi, ossidazioni e innumerevoli finiture manuali che, anche nei gioielli dallo stile più essenziale, si possono riconoscere.

Anello oro acquamarina e diamanti
Anello oro acquamarina e diamanti

Oggi nel 2017 che cosa cercano le donne, soprattutto le giovanissime in un gioiello? In sintesi originalità e personalità, credo che per le donne il gioiello sia espressione estetica del proprio concetto di femminilità, di ciò che si è realmente, e del proprio carattere. Per le giovanissime spesso è l’esigenza ornamentale di stile ad avvicinarle al gioiello, ed è in queste situazioni che mi impegno al massimo a scoprire insieme la loro straordinaria e personalissima ricchezza espressiva che mai deve cedere al condizionamento di massa.

Che rapporto hanno invece gli uomini con i gioielli? Sempre più confidenziale e disinibito. L’anello maschile non è più solo geometrico ed essenziale ma è pura espressione artistica del proprio stile da esprimere con pietre naturali, forme complesse e decorative. E’ evidente come, rispetto alle celebrità per le quali creo unici esemplari, ci sia, nel cliente maschile, un avvicinamento in quanto a libertà e sfumature di espressione.

Anello floreale diamanti

Mi racconta le sue collezioni? Si tratta di espressioni artistiche simboliche, di un concetto filosofico concettuale, o di una emozione. “Saper accarezzare una rosa senza essere punti dalle sue spine”, “Staccare i piedi da terra per vivere le emozioni”, “Spezzare le catene che impediscono la nostra libera espressione”, le racconto così le mie collezioni, con i concetti che hanno ispirato ogni mia opera. Concetti di ribellione, equilibrio, spiritualità rappresentate da metafore-visioni simboleggiate dalla scultura-gioiello. Oro, argento e bronzo lavorati esclusivamente artigianalmente con tecniche antiche, come la tecnica dell’osso di seppia, tradizionali e sperimentali. Il denominatore comune è il codice d’armonia della Natura che è presente in noi come in tutte le cose che ci circondano, e riscontrabile in tutte le mie collezioni.

Come si trova un punto di incontro tra il suo stile e ciò che esattamente le chiedono di realizzare ad hoc le sue clienti?  Questa è la mia attitudine, l’abilità che mi viene riconosciuta. Per me è basilare entrare in sintonia con il cliente per comprendere a fondo il suo desiderio, per poi interpretare al meglio il suo stile, il suo gusto, le sue armonie con un immancabile mio consiglio. Eseguo il gioiello con le mie mani, con la scrupolosa attenzione ai dettagli fatti di ombre, riflessi, luci, finiture, ossidazioni ad arte, sono queste attenzioni che in qualche modo riescono a conferire alle mie opere una identità creativa pur interpretando stili completamente diversi.

Anello bouquet florealeargento e topazio

Quali sono i suoi prossimi progetti che ci può anticipare? E’ prossima alla presentazione presso il mio atelier una collezione prettamente femminile con tema floreale caratterizzata dalle armonie della natura mai perfettamente simmetrica sempre perfettamente armoniosa. Il movimento dei petali, il colore delle pietre naturali, la dinamicità dei riflessi saranno le caratteristiche più evidenti. Sono stato incaricato per la creazione di una linea di gioielli super esclusiva che ha come protagonista le pepite di una importante miniera d’oro dalla storia speciale per la quale ho individuato una chiave concettuale molto innovativa. Un progetto che mi sta entusiasmando: in qualità di designer, la direzione artistico/creativa di un albergo super lusso in medio oriente. Un sogno il poter esprimer tutta la mia creatività in mondi differenti. Ah dimenticavo un’altra collezione è prossima alla sua presentazione…”Sovente il prezioso si cela sotto la superficie” questo è il suo titolo.

Continue reading

Mariagrazia Ceraso si racconta a Blog di Moda: “toglietemi tutto ma non la penna!”

14522850_1389713944379557_247138427302758707_n

Mariagrazia Ceraso, blogger e giornalista, si racconta a Blog di Moda in un’intervista esclusiva che esplora il suo cammino verso l’affascinante e deciso mondo della moda.

1. Chi è Mariagrazia Ceraso?

Giornalista e blogger di Venus at Her mirror dal 2010 per amore, parlo di moda, lifestyle, viaggi, tendenze, bellezza, food; storica dell’arte di formazione (sono laureata in Beni Culturali); viaggiatrice e sognatrice senza limiti (mi concedo almeno 3 viaggi all’anno… sono in viaggio mentre rispondo a questa intervista). Questa è la mia descrizione in poche righe. Sono Mariagrazia Ceraso, ho 26 anni e vivo a Napoli.

14519888_1390662734284678_6196673637474476854_n

2. Come è nata e come si è stabilita la passione per la moda?

Credo che sia nata con me o che l’abbia ereditata da mia madre. Perfezionista e amante degli equilibri, è riuscita a trasmettermi questo suo amore per il bello anche nel campo dell’abbigliamento. Devo dire che tutto ciò che fa tendenza mi colpisce, quindi credo di essere un’appassionata di moda nel senso più ampio del termine. Amo analizzare i trend, scovarne di nuovi in tempo per poterne parlare prima che dilaghino, ma soprattutto mi piace riadattarli al mio stile personale, sempre molto eclettico e colorato.

14639856_1395207803830171_8367996748888173579_n

3. Quando è subentrata la scrittura?

Toglietemi tutto ma non la penna! Ho sempre amato leggere (leggo tantissimo e libri di ogni genere) e scrivere, non a caso ho portato avanti studi alla facoltà di lettere, anche se con indirizzo artistico (la moda non è sempre una forma d’arte?). Proprio per questo ho dato vita al mio blog, grazie al quale ho trasformato il mio hobby in lavoro. Con Venus at Her mirror sono cresciuta professionalmente e personalmente, ho avuto modo di essere la maestra di me stessa (sono completamente autodidatta e autonoma sul mio lavoro, in pratica, faccio tutto da sola), ho capito cosa vuol dire inseguire un sogno quando ce lo hai nelle vene e ho avviato importanti collaborazioni con marchi internazionali come Asos, Zalando, L’Oréal, New Look, TopShop, Dessange, Sephora, Bulgari, Asus, Ebay, Michael Kors, Stradivarius, Suzuki, Cosmoprof e tante altre. L’intervento più importante è stato qualche mese fa su Rai Uno: una mia grandissima soddisfazione.

14642412_1395744553776496_508621235773806167_n

4. Prima blogger, poi giornalista o prima giornalista, poi blogger?

Prima blogger all’età di 20 anni e poi giornalista, da quando ne avevo 24. Ho voluto completare il percorso diventando giornalista. Attualmente scrivo per Glamour, per Bigodino.it e per #3DMagazine, un bimestrale cartaceo. Con l’esperienza di redazione per un famoso giornale online, ho così imparato a trattare qualsiasi tema, dalla cronaca all’economia, passando per il costume e l’attualità. Devo dire che la politica non è ancora il mio forte, ma studio per migliorarmi: un giovane che non si interessa di politica, è il primo artefice della morte del proprio Paese.

14718614_1401253183225633_2047308485637354857_n

5. Ci racconti della collaborazione con Glamour.it

Collaboro con Glamour da qualche mese, principalmente come redattrice per il settore bellezza. E’ molto interessante lavorare per una testata così importante, anche perché riesce a coinvolgerti in molte iniziative ed eventi, che rendono il lavoro ancora più dinamico e formativo (a proposito, c’è una novità per la metà di Novembre…).

14650064_1410812802269671_9154015917372553804_n

6. Cos’è la moda e che ruolo possiede all’interno della società di oggi?

La moda è sperimentazione e conoscenza. E’ un felice connubio di sapere, essere e apparire. Perché non c’è capo d’abbigliamento o accessorio che non abbia una storia, uno studio, una follia alle spalle. E occorre rispettarla e prenderne atto. Oltretutto, la moda pervade qualsiasi cosa che ci circonda, dal caffè che beviamo al bar più in voga alla città del mondo più visitata, fino all’intonaco più steso sui muri delle case e la macchina più venduta tra i giovani. Tutto è moda, basta solo non farsi travolgere, prenderne l’essenziale e rivalutarlo in base al proprio stile e alle proprie abitudini. La moda è anche e soprattutto equilibrio.

14480612_1388101281207490_7717153180197349383_o

7. Aneddoti particolari.

Di recente mi è capitato di trovarmi sul treno verso casa e nel mio vagone c’erano tre ragazze. Guardavano sullo smartphone e facevano commenti molto carini su look e make-up di un account Instagram. Incuriosita e un po’ impicciona, mi sono affacciata a sbirciare e ci ho visto me! Con l’ansia che dicessero qualcosa di cattivo (e per fortuna non è accaduto, altrimenti credo che avrei pianto!), sono rimasta ad ascoltarle in incognita e sentire i loro apprezzamenti, i commenti su cosa avrebbero copiato per il look della sera e qualche ricordo che avevano di ciò che avevo scritto negli articoli passati, mi ha dato uno slancio ancora maggiore. Volevo semplicemente ringraziarle.

14237628_1359784517372500_3368991874682481769_n

Questo articolo Mariagrazia Ceraso si racconta a Blog di Moda: “toglietemi tutto ma non la penna!” è stato pubblicato per la prima volta da Roberta Comes su Blog di Moda.

Continue reading

Le Donatella: “La moda è sentirsi a proprio agio” (INTERVISTA)

Le gemelle Giulia e Silvia Provvedi, le vincitrici dell’Isola dei Famosi, conosciute come Le Donatella, hanno da poco lanciato una linea d’abbigliamento, Nasty Donaz. Una collezione sportiva, spensierata e colorata, che prevede crop top, gonne mini, maxi t-shirt, abiti, pantaloni e felpe over size, tutte con vivaci fantasie, che rispecchiano pienamente il carattere solare ed estroverso delle due. Le Donatella ci hanno svelato in questa intervista esclusiva tutte le curiosità su questa loro fantastica capsule collection in uscita a marzo. Un mix di passione per la moda e vena sportiva, che sembra essere già un successo assicurato. Ecco cosa ci hanno raccontato.

Dopo l’esperienza televisiva vi siete spinte sul versante fashion. Che cosa vi ha spinto verso questo mondo?

Non ci ha spinto nulla, abbiamo sempre amato lo sport e la moda, abbiamo anche studiato modellismo in un atelier di abiti da sposa e abbiamo imparato a creare gli abiti da zero. È una cosa che ci portiamo dentro da qualche anno, quindi era un nostro obiettivo da circa due anni quello di uscire con una linea d’abbigliamento. Abbiamo collaborato con Relish e con My T-shirt per la capsule collection Nasty Donaz che uscirà a marzo in alcuni negozi d’Italia e stanno cominciando ad uscire i primi prodotti e siamo felicissime. Non è stato facile trovare un’azienda di riferimento così grossa ma nel tempo ci siamo create i contatti e siamo contentissime di questa collaborazione.

credit photo: facebook.com

credit photo: facebook.com

Cos’è la moda per voi?

La moda è sentirsi a proprio agio. Non esiste una moda prestabilita o di tendenza, l’importante è sentirsi a proprio agio. Noi abbiamo uno stile completamente diverso, io sono sportiva (Silvia), mentre mia sorella è eccentrica e cerchiamo di mixare questi due stili. Noi non pensiamo molto al look del giorno o cosa indossare in una determinata occasione. Come per tutte le donne, la moda è anche un hobby. Amiamo fare shopping, girare per negozi e andare nei mercatini di Londra.

Avete un modello di riferimento o qualcuno che vi piace particolarmente nel fashion system?

Amiamo Richmond con il quale collaboriamo tantissimo, perché il nostro stile è anche un po’ rock, però nella nostra vita quotidiana amiamo un look londinese. Abbiamo tantissimi vestiti presi nei mercatini di Londra.

Qual è il vostro capo d’abbigliamento preferito?

Per me sono io pantaloni, ho pochissime gonne (Silvia), mentre per mia sorella il capo d’abbigliamento preferito sono gli abiti.

credit photo: facebook.com

credit photo: facebook.com

Se dovete descrivere in una parola il vostro stile come lo definireste?

Nasty Donaz, perché è la nostra linea d’abbigliamento e ci rispecchia molto. Alcune creazioni ancora non sono uscite perché usciranno a gennaio per poi lanciarle a marzo. Una linea veramente di nostro gusto, quindi il nostro stile è quello.

Avete altri progetti futuri?

Assolutamente si. Abbiamo una collaborazione aperta con My t-shirt che uscirà a marzo. Faremo una nuova campagna per Relish, con una capsule rock che si contraddistingue da Nasty Donaz e anche un’uscita di un un nuovo singolo.

Continue reading