My Best Friend’s Wedding

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Tutto dipende dalla cerimonia. Ma se siamo in estate, per cerimonia si intende solo una cosa: il matrimonio.
Se sei l’invitata e non hai poche idee ma ben confuse, ecco quello che devi fare: leggere questo post e segnarti queste rapide regole.

Cominciamo: mai il bianco o il viola, che comunemente viene indicato come tonalità della sfiga (nel dubbio, meglio non indossarlo per essere indicata come la causa di un divorzio futuro). Il nero? Sì, perchè – secondo me – non c’è nulla di più elegante del total black, meglio se impreziosito con gioielli e accessori brillanti. Il rosso? Ni, dipende dalla tonalità. Fosse per me, sempre il lungo, ma anche il corto se particolare e lavorato. Sempre e solo tacchi, no ballerine o qualcosa di basso. Sotto un abito di rigore i 12 centimetri, ancora meglio il sandalo. La clutch sempre, non necessariamente della stessa tonalità delle scarpe. E considerate la regola più importante: mai mettere in ombra la sposa con un vestito troppo eccessivo, pomposo, barocco.

Ci sono abiti che raccontano una storia: la propria personalità. Ecco scegliete quello, con il giusto equilibrio tra eleganza, particolarità e buon senso.Sempre con lo specchio davanti perchè, può sembrare una banalità, ma se non siete convinte voi, lo saranno ancora di meno gli altri.

E visto che anche in questa estate si sposano tutti tranne me,
fidatevi di chi sarà sempre l’invitata al matrimonio,
per la precisione la migliore amica dello sposo.
Mai la sposa.

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A Bologna torna il “Festival dell’Oriente 2016”

bemagazine_festival_oriente_bologna2016-10Si è appena conclusa a Bologna la tappa emiliana del “Festival dell’Oriente“,  bissando il successo di pubblico della scorsa edizione.
Sviluppata su due weekend e con a disposizione un ulteriore padiglione rispetto alla volta scorsa, il Festival ha coinvolto decine di artisti di altrettante culture ed etnie orientali.

Il pubblico ha risposto ancora una volta benissimo, incuriosito da usanze e tradizioni così lontane dalle nostre, ma che hanno coinvolto i partecipanti con balli, musica, nuovi sapori ed essenze profumate.

Ancora una volta sono state particolarmente apprezzate le attività di danza, con l’atmosfera di Bollywood in primo piano: coloratissimi e dalle coreografie trascinanti, ballerini quasi acrobati hanno portato una ventata di freschezza e divertimento ai tanti presenti.

Grande successo anche per una compagnia di ballo tutta al femminile, le Hafla Dancers di Elisa Scapeccia, brave nel presentare con coreografie originali, musiche coinvolgenti e costumi  ricercati, una esibizione accattivante e a tratti molto sensuale.bemagazine_festival_oriente_bologna2016-32
Abbiamo poi conosciuto la bolognese Gaia Chon, figlia d’arte per quanto riguarda il settore olistico, insegnante di Yoga e qui al Festival impegnata come relatrice per la conferenza di presentazione del suo libro “Come riequilibrare i Chakra con lo Yoga“: un manuale di Yoga alla portata di tutti, semplice e che direziona il lettore al corretto approccio verso la disciplina orientale. Gaia è artista a tutto tondo e sta progettando un’attività di gruppo di teatro olistico: tecniche teatrali a favore del benessere dell’uomo, dedicate alle relazioni e non per il solo scopo di diventare attori. Ha un blog di carattere erotico molto seguito https://timangioamore.wordpress.com/ e conduce una trasmissione radio/tv su Ciao Radio e Di-Tv10 chiamata Nulla è per Caso” dove avvicina le persone a tutto quello che significa yoga , energia, ma anche tecniche olistiche come cromoterapia o fiori di bach e tanto altro.

 

Scarpe con tacco: meglio con o senza calze?

Questo vuole essere un post che serva da monito per quante si ostinano ad indossare decolletèe con plateau e skinny jeans rigorosamente con le calze. Le calze, di qualunque natura esse siano, non vanno molto d’accordo con le scarpe, soprattutto con quelle modaiole. Pensate che io, anche d’inverno preferisco indossare le ballerine senza calze, e tutte lì a dirmi: ‘Ma non hai freddo?’ E perché dovrei averne? Penso che le ballerine vadano necessariamente indossate senza calze.

This post is a warning for how many insist on wearing pumps and skinny jeans with soks. The soks, of whatever nature they may be, don’t match with shoes. In fact, also in winter I prefer to wear ballet shoes without soks and all there to tell me: ‘But the weather is cold’. But I’m not cold… I think ballet shoes should be necessarily worn without socks.

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Audrey Hepburn indossava decolletèe senza calze, e chi se ne fregava del freddo… Questo è il vero stile! Non che le decolletèe debbano andare sempre senza calze, ma ci sono dei casi in cui è preferibile non indossarle.

Audrey Hepburn wore shoes without socks, and she wasn’t cold … This is the real style! I think there are occasions in which it is preferable to wear pumps without soks.


inhisjacket.tumblr.com

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Con le gonne, di qualunque modello siano, le decolletèe sono più eleganti senza calze, ma mi rendo conto che d’inverno, per noi comuni mortali che lavoriamo in ufficio e non andiamo ad una sfilata di moda, non è proprio facile andare in giro senza calze; si potrebbe optare per delle calze in pizzo che sono molto carine. Mai calze velate perché sono assolutamente out.



With the skirts of any type, pumps are more elegant without socks, but I realize that in the winter, it isn’t easy to get around without socks;

but you could lace stockings that are very nice.



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Con gli skinny jeans o pants, è preferibile non indossare le calze e sfoggiare le decolletèe con o senza plateau. I tacchi vanno bene anche se a spillo o tozzi e quadrati.
E voi come indossate le decolletèe?

If you wear skinny jeans or pants, it is preferable not to wear pumps with soks… And you, how do you wear pumps?

Anniel ballerine ed il mondo della danza

Non sono un’amante delle ballerine e ormai sapete bene che preferisco un tacco 12 per svariati motivi. Il primo è chiaro: a malapena raggiunto 1.64 cm, nonostante sulla mia carta d’identità abbia barato di un paio di cm. Ma è un gusto del tutto personale. Non a caso, su Glamour and fashion molte di voi hanno invece più volte ribadito che non possono fare a meno di questo modello di scarpe ripreso dal mondo della danza. Così ho deciso di indossarle per una volta e ho scelto le ballerine Anniel. Quello che vedete negli scatti è un modello semplice che ricorda nel colore rosa e nei laccetti proprio le scarpette delle danzatrici. In realtà, però, sono innumerevoli le fantasie che vengono proposte in tutte le collezioni dall’azienda che è riuscita ad unire sapientemente la creatività e l’artiginalità del made in Italy. Anniel da 35 anni è specializzata nella realizzazione di scarpette da balletto italiane ma con l’incontro di un esperto giapponese, che si innamora del modello jazz bianco, entra a far parte del mondo della moda. Le ballerine Anniel, così, riescono ad unire il rigoroso mondo della danza con quello della femminilità nella sua quotidianità. Che ne pensate voi? Alle amanti delle ballerine, non ho dato un ottimo consiglio?
marti
pics: Riccardo Ruspi

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"Amici" di Maria (con Maria in versione cinese)

Il digitale terrestre è una delle invenzioni più straordinarie del secolo.
Lo dico con convinzione. Permette, infatti, di poter avere a disposizione un’infinità di canali che spaziano dalla moda alla storia, dai documentari agli approfondimenti, da Csi al Tenente Colombo. E potrei continuare così all’infinito. Detta così sembrerebbe che sia privo di difetti.
Ho utilizzato il condizionale non a caso: infatti non è così.
Sto parlando delle repliche. Perché se riproporre un programma interessante per una seconda volta nel corso della settimana, è sicuramente un bene, vedere Barbara D’Urso con le sue espressioni drammatiche 24 ore su 24 è devastante, può nuocere alla salute. Così come i programmi di Maria De Filippi.
Quando pensavi che per via del lavoro, saresti stata indenne da tronisti e corteggiatrici, giovani e vecchie, da urla isteriche e da piagnistei, da esterne e da mini gonne inguinali, eccoli che te li ritrovi non dopo pranzo, che sarebbe stato pure accettabile in fase digestiva, ma verso mezzanotte prima di dormire.
Che poi, a quell’orario, quando meno te l’aspetti, sarebbe meglio anche la bambina de “L’esorcista” o l’enigmista di “Saw” a darti la buona notte e sogni d’oro.


L’altra sera, verso mezzanotte, mi imbatto non nella replica di Uomini e donne ma di Amici, il talent show che individua un vincitore nella categoria cantanti ed un altro in quella dei ballerini, sulla cresta dell’onda fino alla durata del programma. Dal giorno dopo, a meno di una partecipazione a Sanremo in extremis, chiunque si dimentica di loro e tornano nell’oblìo, tranne in rari casi. Ho cominciato così a guardarlo con curiosità visto che qualche anno fa, agli inizi, seguivo il programma con un certo interesse. Ero, soprattutto, incuriosita: al posto di Maria De Filippi, infatti, vedo una nuova presentatrice.
Bionda, con la stessa “r” moscia, la stessa allegria nei ritmi dei discorsi ma con gli occhi a mandorla.

Solo in seguito, quasi alla fine della puntata, mi sono resa conto che la Maria è sempre la stessa e che quello che è cambiato, l’unica cosa, è la quantità di botox che ha generato una metamorfosi inaspettata anche per lo stesso chirurgo plastico (forse cinese).

Anche gli allievi non sono gli stessi di qualche anno fa. Questi sono molto più accorti, meno spontanei, molto più sofisticati. Monotoni e banali. Noiosi e boriosi.
Saranno in 25? Tutti con tatoo e con piercing ovunque. Non c’è ne è uno senza: sulla lingua, le sopracciglia, il labbro, i posti visibili, per non pensare a quelli coperti, tanto che la vera originalità è non averne. Che poi con tutta quella ferraglia al posto di aspiranti cantanti e ballerine, sembrano pronti ad aprire una ferramenta. Giovani aspiranti star pronti a pronunciare i soliti discorsi del “sole, cuore, amore”, per giustificare limiti evidenziati dai professori. “L’importante è ballare e/o cantare con l’anima”. Bhè, anche io sotto la doccia canto con il cuore. Se bastasse quello sarei a quest’ora la Callas e non emetterei suoni simili allo starnazzare di un’oca (il riferimento ovviamente NON è casuale).

Non si limitano però solo a questo. Ora usano un linguaggio forbito, quasi dantesco, senza parolacce e con il solito registro: “Voglio migliorare e posso farlo solo in questa scuola. Ho la volontà di mettermi alla prova, etc. etc. etc”. Parole dette in un’apoteosi di falsa modestia quasi commuovente.
Che dico io, piuttosto che una finta umiltà, meglio una sincera presunzione.
marti

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