Venezia, i look post-parto di Amal Clooney

La moglie di George Clooney, Amal, ha lasciato senza fiato tutti i cinefili che hanno affollato il Lido in occasione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia sfoggiando look post-parto superglam. Nonostante abbia dato alla luce due gemelli tre mesi fa, l’avvocato di successo ha riacquistato la linea e ha indossato abiti d’alta moda degni di una principessa per ogni appuntamento mondano. Orgoglioso il marito: l’attore è innamoratissimo della compagna che ha sposato proprio a Venezia tre anni fa.

Riacquistare la linea dopo il parto è difficile per tutte le donne, esclusa Amal Clooney che a Venezia ha sfoggiato look post-parto elegntissimi. Il suo fisico è tornato esattamente come prima della gravidanza dei due gemellini nati tre mesi fa, Ella e Alexander. Per questo Amal, uno degli avvocati di diritto internazionale più famosi e battaglieri del globo, non si è certo risparmiata e ha catalizzato l’attenzione dei fotografi ad ogni uscita pubblica.

Suo marito George Clooney è arrivato in laguna per presentare il suo ultimo film “Suburbicon” quindi le occasioni per vestire le creazioni dei più grandi stilisti non sono mancate. Prima ha scelto un abito di Ermanno Scervino, molto romantico ma anche femminile e sensuale. Fa parte della collezione Autunno/Invento 2017-2018, nero a pois bianchi composto da strati di tulle asimmetrici con nastro di pizzo a contrasto applicato sul punto vita. Le gambe spuntano maliziosamente in trasparenza dai pannelli della gonna mentre il corpetto aderente si adatta perfettamente alla sua silhouette.

Per la cena al ristorante “Da Ivo” con il marito George, l’attore Matt Damon e sua moglie Luciana Barroso ha scelto una creazione di Atelier Versace lilla con drappeggi su top e gonna lunga. La particolare nuance esalta sia la pelle che i capelli corvini mentre il modello rende più sexy la sua figura esile e snella. Il corpetto è aderente, goffrato e con le spalline. La gonna di chiffon morbida e vaporosa. Perfetta l’acconciatura con la chioma sciolta che accarezza appena le spalle.

Applausi e consensi, tanto da essere postato sul web centinaia di volte, è stato il capo di Missoni color zaffiro con frange di jais su tutta la lunghezza, uno dei look post-parto di Amal Clooney più apprezzati. Particolarmente sexy il corpino, senza spalline, con le coppe interne e la scollatura a cuore. Una creazione realizzata apposta per lei: questa particolare tonalità di blu infatti non è in vendita.

Photo Credits: Splash, Daily Mail, Invision

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Haute Couture Parigi e la dialettica della compostezza

Non c’è semplicità ma sofisticatezza e illusorietà, contro ogni senso di ordinario. L’Alta Moda di Parigi, così, si conclude tra suggestioni enigmatiche in cui la compostezza si mescola con la ridondanza di stilemi classici. Per una questione di fisica, di geometrie composite, di un’eleganza ispirata dal trascorrere del tempo. Di una dialettica continua tra passato e presente, tra ciò che è stato e quello che sarà attraverso stoffe, rouches e pizzi, in cui l’estro maggiore è dimostrato nell’artigianalità e nella cura di ogni minimo dettaglio e cucitura.
Una Haute Couture, quella della primavera/estate 2013, che delinea uno spirito contrapposto, ma composito alla ricerca di quelle ombre sempre meno nitide che celano le sfumature dell’anima femminile. Ispirazioni diverse, a volte, totalmente contrarie, così prendono vita.

Sono androgine, infatti, le collezioni di Ulvana Sergeenko e Atelier Versace. Ciò che viene rappresentato è una femminilità che impone la propria essenza attraverso capi legati all’universo maschile. Il total black, accompagnato da un make up deciso come quello dello smoke eyes, caratterizza smoking, blazer e camicie, che si perdono però nella seconda parte delle sfilate, quella dei capi da sera, in cui avviene un tripudio di sensualità dato da abiti inguinali, come nel caso di Sergeenko, o con tonalità accese mescolate con un gusto anni ’70, come in Versace. E questa visione così definita della donna, entra in contrasto con le proposte sulle passerelle di Eliee Saab e Zuhair Murad. Abiti e pelle: non c’è distinzione tra i due ma viene creata una dialettica spontanea tale che la stoffa si trasforma in una sorta di carne umana. Tessuto ed epiderma diventano un unisono per uno splendido spaccato creativo che rimanda alla mitologia classica. E non c’è, invece, mito in Jean Paul Gaultier che, al contrario, gioca con le avanguardie futuristiche del primo ‘900 che si miscelano alla perfezione con la cultura indiana. Il geometrismo più puro rivoluziona le forme più tradizionali con gonne lunghe in shantung arricchite di ruches o l’abito bustier classique, dai colori della terra di Siddharta. Cardamomo e zafferano, verde curry e paprika, beige e grigio, non solo creano suggestioni orientali ma rimandano agli odori di quelle terre ed ai paesaggi dell’India. E’ eterea illusione del fermarsi del tempo, invece, quella degli splendidi scenari, ispirati dalle novelle dei fratelli Grimm, di Christian Dior e Valentino. E’ desiderio ciò che viene espresso con abiti dalle tonalità cipria e pastello che avvolgono il corpo con volant e ricami idiomatici.
Ed è, così, che in questa Haute Couture viene esaltato l’incanto della compostezza.
marti
Glamour Marmalade
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