Ermenegildo Zegna campagna Defining Moments 2018: Javier Bardem e Dev Patel

Ermenegildo Zegna presenta il nuovo capitolo della campagna ‘Defining Moments’.

L’evoluzione del concetto di “Defining Moments” si concentra sui momenti semplici della vita quotidiana che ci fanno sorridere. I due nuovi protagonisti della campagna di Zegna, l’attore spagnolo Javier Bardem e il giovane talento britannico Dev Patel, guidati da uno spirito cameratesco e amichevole danno vita a una conversazione libera, disinvolta e divertita, creando momenti di energia positiva.

La campagna è stata girata sulle colline di Los Angeles. Qui Craig McDean, cineasta e fotografo di fama internazionale, ha saputo catturare momenti autentici tra i due attori pluripremiati.

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In un clima informale i due affiatati protagonisti danno vita a una conversazione intima fatta di arguti scambi di battute. Ogni momento è sottolineato dalle loro risate genuine, qualunque sia il tema al centro del dialogo che spazia dallo sport alla prosa.

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Enoteca online: conoscere il vino non è mai stato più facile

I tempi cambiano e internet è diventato un compagno davvero indispensabile per tutti noi. Giovani e meno giovani si sentirebbero persi senza i servizi e le comodità del mondo virtuale.

Ecco dunque che tutto diventa fruibile dal web e ampliare le conoscenze in ogni materia è sempre più facile. Un esempio? L’enoteca online. Acquistare vini diventa semplice e divertente, nonché un’esperienza capace di regalare qualche nozione in più per conoscere ciò che scegliamo di bere.

Ebbene sì, dopotutto si sa che il mondo dei vini prevede anni di studio e conoscenze specifiche. Diventare somelier è un percorso interessante, ma non così semplice come si sarebbe portati a pensare. Improvvisarsi esperti è facile, ma avere reali conoscenze è tutta un’altra storia!

Apprezzare il buon vino è cosa diffusa e avere anche qualche competenza in più non guasta mai. Navigando su internet e visitando l’enoteca online è possibile scoprire aspetti interessanti dei vini che più preferiamo (e non solo).

Imparare a conoscere il vino non è mai stato così facile: cosa c’è di meglio di avere a disposizione un’ampia scelta di vini con tanto di caratteristiche e poter acquistare la bottiglia direttamente online?

Che sia vino rosso, vino bianco, vino rosé, vino liquoroso, frizzante o fermo, la scelta è talmente ampia che ogni gusto può essere soddisfatto. Perché si sa, ogni evento prevede che ad accompagnarlo ci sia la bottiglia giusta, quella che fa sempre fare bella figura con gli ospiti e perché no, quella che appaga al meglio il nostro palato.

Quante volta capita (soprattutto ai meno esperti in materia di vino, ma non per questo meno capaci di apprezzarlo) di ritrovarsi di fronte a corsie ricche di bottiglie tra le quali è difficilissimo scegliere il vino più adatto alla nostra occasione? L’enoteca online ci aiuta a scegliere comodamente da casa, prendendo il tempo necessario per selezionare al meglio il vino in base alle sue qualità a 360 gradi.

Comprare bottiglie di vino presso un’enoteca online offre la possibilità di conoscere meglio vini noti, ma anche (e soprattutto) di esplorare nuovi orizzonti: molti vini artigianali sono a disposizione e pronti ad arrivare in pochissimi giorni direttamente a casa, sfruttando tutte le comodità proprie degli acquisti online.

Grazie all’enoteca online è possibile scegliere il vino anche per provenienza (regione o cantina) o lasciarsi sorprendere dalle proposte consigliate, per vivere un’esperienza di degustazione unica.

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Mini tracolla Barcelona di Loewe

Una tracollina di piccole dimensioni sappiamo che è un must have irrinunciabile da alcune stagioni a questa parte e tra le proposte che ci piacciono di più c’è indubbiamente la Barcelona di Loewe. Piccola ma non minuscola, si avvicina al trend delle mini-bags ma resta pratica e tutto sommato piuttosto capiente.

Ciò è possibile grazie ad uno spessore laterale che consente di riempire la borsetta più di molte altre tracolline che hanno una forma tendenzialmente piatta. Si tratta della variante piccola della tracolla Barcelona della maison che già conosciamo e che qui diventa mini, mantenendone però ogni caratteristica.

L’abbiamo scelta in una preziosa declinazione in pelle avorio, elegantissima e in linea con i trend che vogliono un ritorno delle borse bianche già dallo scorso anno. La forma strutturata e geometrie precise ne fanno un piccolo gioiello di pelletteria dal carattere deciso.

La metalleria dorata e la chiusura triangolare aggiungono un tocco più ricercato all’insieme, per il resto piuttosto essenziale. Il risultato è sofisticato, elegantissimo eppure anche molto versatile per accontentare davvero tutti gli stili.

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Sanremo 2018 finale: look quinta e ultima serata, Michelle Hunziker in Armani Privé

sanremo 2018

L’ultima serata di Sanremo 2018 si è chiusa sotto il segno di Armani Privé, che ha ri-vestito per la seconda volta Michelle Hunziker. Ecco i suoi look e quelli degli altri artisti.

Il sipario sta per calare sull’Ariston e il Festival di Sanremo 2018 si sta per chiudere, dopo che nella tarda serata del 10 febbraio avrà incoronato il suo vincitore. Dal punto di vista sartoriale questa edizione è stata un successo: la prima serata dominata dai look (di Michelle Hunziker) di Armani è stata super-applaudita, come la seconda sotto il segno di Alberta Ferretti. È stata poi la volta di Trussardi, del sorprendente Moschino e infine di nuovo Armani ha vestito Michelle per il gran finale sul palco dell’Ariston.

I LOOK DI MICHELLE HUNZIKER NELL’ULTIMA SERATA

Il primo look di Michelle Hunziker, sotto il segno di Armani, era un magnetico long dress con gonna ampia e di tulle. L’outfit era apparentemente total black ma aveva inserti rossi e blu nella gonna e un corpino completamente coperto di strass e brillantini. La conduttrice ha abbinato al regale abito un hairstyle sciolto a onde leggere, proprio come quello della prima serata. Il secondo look era un total dress bronzo aranciato completamente coperto di brillantini, con scollo profondo, spalline e taglio fasciante. Ultimissimo cambio di Michelle: abito nero di Armani Privé brillantinato come il precedente ma con la gonna ampia e le maniche accompagnate da raffinatissime ruches.

I LOOK DEI CONDUTTORI, DEGLI OSPITI E DEI BIG

Baglioni come primo cambio ha scelto una discussa giacca rossa, che poi ha abbinato a occhiali anni ’70 di Michelle, mentre Pierfrancesco Favino ha optato per la giacca bianca, tanto che qualcuno l’ha apostrofato come un cameriere. L’ospite speciale Laura Pausini ha scelto un abito lungo e fasciante costellato di brillantini (sempre Armani Privé), abbinato ai suoi capelli scuri e sciolti sulle spalle e a un eyeshadow dorato. Antonella Clerici invece non si è smentita e ha optato per un vistoso fucsia decorato da lustrini e applique. Inconfondibile anche Ornella Vanoni con un abito (come sottolinea l’ironia di Twitter) blu identico ai precedenti, sempre firmato Antonio Riva.

michelle hunziker

michelle hunziker

pausini

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CLERICI

clerici

VANONI

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Photo Credits Instagram, Facebook, Twitter

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Franco Vanni e la sua Milano bene: “Il Caso Kellan” (intervista all’autore)

Da ieri in libreria, Il Caso Kellan è l’ultimo romanzo del giornalista e scrittore Franco Vanni. Su Fashion Times, ci parla della sua Milano “per bene”, tra salotti alla moda e inchieste blindate.

Tra le novità in libreria uscite questa settimana, quella di Franco Vanni, Il Caso Kellan, per Baldini + Castoldi, è uno di quei romanzi da tenere sott’occhio. Prima di tutto perché si tratta di un giallo ben scritto e ben orchestrato, ma anche perché parla della nostra città, Milano, dei suoi salotti bene ed alla moda, della sua aura di perfezione che, invece, cela un lato oscuro che è difficile narrare e descrivere.

Questa settimana Fashion Times è con Franco Vanni, alla scoperta del lato oscuro della Milano bene.

Il caso Kellan è un giallo ben scritto e ben orchestrato e parla della nostra città, Milano.

Franco Vanni, cronista giudiziario a “la Repubblica”, in questi giorni sei in libreria con il tuo ultimo romanzo, Il Caso Kellan, edito da Baldini + Castoldi. Protagonista, il giornalista Steno Molteni e la sua Maserati Ghibli del ’70. Il tuo giallo parla della nostra città, Milano, e sembra metterne in luce gli angoli più bui, quelli che intuiamo ma che, in realtà, non si conoscono davvero. Ma qual è, veramente, la Milano di Steno Molteni? Come tutti i cronisti, sono attratto dagli aspetti meno visibili dei luoghi e delle vicende. Fra le ambizioni di un giornalista c’è sempre quella di raccontare ai lettori gli aspetti che la realtà nasconde. Poi, come in tutti i mestieri, l’obiettivo a volte lo si raggiunge e molto spesso no: si ha poco tempo, non si è abbastanza pazienti o bravi per approfondire davvero le questioni, ci si occupa a lungo dello stesso argomento (nel mio caso, la cronaca giudiziaria) e si passano le giornate nello stesso posto (nel mio caso, il tribunale di Milano). Per Steno Molteni è diverso. Ha la fortuna di essere un personaggio di fantasia, quindi non ha i problemi e gli impedimenti che ho io. Le sue giornate sono perfette, essendo frutto d’invenzione. Quindi, ha il tempo e l’abilità che a me mancano. Cerca, indaga, si perde nei meandri della città, sbaglia, illumina gli angoli bui di Milano e della sua anima. E infine mostra ai suoi lettori quello che è riuscito a mettere in luce.

Al centro de Il Caso Kellan c’è un omicidio, quello di un giovane benestante. C’è l’ambiente gay di una città come la nostra, c’è anche una banda omofoba e poi ci sono i salotti bene, i non detti e le apparenza da salvare. Ma il tuo è soprattutto un giallo che sembra rispettare la struttura del giallo classico. Quali sono gli ingredienti principali de Il caso Kellan“Il caso Kellan”, come dici giustamente, è un giallo classico, con il morto all’inizio e l’assassino che si scopre alla fine. E in un giallo tutto è asservito al meccanismo della trama: la città, i personaggi, i dialoghi. Niente deve disturbare lo svolgimento logico dei fatti e il dispiegarsi dell’indagine. Partendo da questo presupposto, ho cercato però di dare respiro a tutti gli elementi del libro, di permettere ai personaggi di raccontarsi e di descrivere il loro ambiente. Quanto alle aggressioni omofobiche, me ne sono spesso occupato per lavoro, rimanendo ogni volta stupito dell’idiozia dei violenti e della tendenza da parte delle vittime a non denunciare. Trovo che l’omofobia nel 2018 sia anacronistica, e che in ogni epoca sia inaccettabile. Il mio non è un “romanzo sociale”, ma spero riesca in qualche modo a passare questo messaggio.

Trovo che l’omofobia nel 2018 sia anacronistica, e che in ogni epoca sia inaccettabile

Ci sono due curiosità che ci vogliamo togliere: perché la scelta di descrivere una Milano innevata quando, bene o male, la neve – quella vera – non la vediamo da un bel po’. E perché il protagonista Steno Molteni guida proprio una Maserati Ghibli del ’70! La scelta del paesaggio innevato mi sembrava suggestiva e al tempo stesso funzionale alla storia. Suggestiva, perché le città innevate sono bellissime, e Milano non fa eccezione. Funzionale, perché la neve copre il sangue senza lavarlo via, nasconde i delitti solo temporaneamente, e congela le prove. Quanto alla Maserati Ghibli del 1970, penso sia uno dei più begli oggetti mai progettati e prodotti. Un gioiello del design italiano. E lo dico da vecchio studente di Design all’università. Nel romanzo ho cercato di circondare Steno di cose belle e se possibile italiane: vive in una stanza d’albergo allestita con armadi su misura fatti in Brianza, ascolta la musica di Paolo Conte e … guida la vecchia Ghibli!

Guardando la carta d’identità di Steno Molteni, non ti aspetteresti il personaggio carismatico, interessante e affascinante che invece impariamo a conoscere ne Il caso Kellan. Pensi che tornerà in un tuo prossimo romanzo, o non ci delizierai più con la sua compagnia? Ahia, non ne ho idea. Quando ho scritto il mio primo romanzo (“Il Clima ideale”, Laurana, 2015 Ndr) pensavo che avrei fatto un secondo libro con lo stesso protagonista, il lobbista Michele Intini, a cui ero e sono molto affezionato. Invece, quando ho immaginato la nuova storia, l’ho pensata subito con un protagonista nuovo e diverso. Inizialmente – per la nostalgia che avevo di Michele e per una sorta di senso di colpa nei suoi confronti – gli avevo trovato una “particina” anche nel romanzo nuovo. Alla fine, su consiglio unanime di tre amici che avevano letto il libro, l’ho fatto sparire. Non è stata una scelta indolore, ma la rifarei. Ogni personaggio ha la sua casa, e quella di Michele non era “Il caso Kellan”. Per il futuro, non so … potrei fare un nuovo libro con protagonista Michele, o con Steno. Con entrambi o nessuno dei due. Vedremo!

Come tutti i cronisti, sono attratto dagli aspetti meno visibili dei luoghi e delle vicende

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