Haute Couture Parigi e la dialettica della compostezza

Non c’è semplicità ma sofisticatezza e illusorietà, contro ogni senso di ordinario. L’Alta Moda di Parigi, così, si conclude tra suggestioni enigmatiche in cui la compostezza si mescola con la ridondanza di stilemi classici. Per una questione di fisica, di geometrie composite, di un’eleganza ispirata dal trascorrere del tempo. Di una dialettica continua tra passato e presente, tra ciò che è stato e quello che sarà attraverso stoffe, rouches e pizzi, in cui l’estro maggiore è dimostrato nell’artigianalità e nella cura di ogni minimo dettaglio e cucitura.
Una Haute Couture, quella della primavera/estate 2013, che delinea uno spirito contrapposto, ma composito alla ricerca di quelle ombre sempre meno nitide che celano le sfumature dell’anima femminile. Ispirazioni diverse, a volte, totalmente contrarie, così prendono vita.

Sono androgine, infatti, le collezioni di Ulvana Sergeenko e Atelier Versace. Ciò che viene rappresentato è una femminilità che impone la propria essenza attraverso capi legati all’universo maschile. Il total black, accompagnato da un make up deciso come quello dello smoke eyes, caratterizza smoking, blazer e camicie, che si perdono però nella seconda parte delle sfilate, quella dei capi da sera, in cui avviene un tripudio di sensualità dato da abiti inguinali, come nel caso di Sergeenko, o con tonalità accese mescolate con un gusto anni ’70, come in Versace. E questa visione così definita della donna, entra in contrasto con le proposte sulle passerelle di Eliee Saab e Zuhair Murad. Abiti e pelle: non c’è distinzione tra i due ma viene creata una dialettica spontanea tale che la stoffa si trasforma in una sorta di carne umana. Tessuto ed epiderma diventano un unisono per uno splendido spaccato creativo che rimanda alla mitologia classica. E non c’è, invece, mito in Jean Paul Gaultier che, al contrario, gioca con le avanguardie futuristiche del primo ‘900 che si miscelano alla perfezione con la cultura indiana. Il geometrismo più puro rivoluziona le forme più tradizionali con gonne lunghe in shantung arricchite di ruches o l’abito bustier classique, dai colori della terra di Siddharta. Cardamomo e zafferano, verde curry e paprika, beige e grigio, non solo creano suggestioni orientali ma rimandano agli odori di quelle terre ed ai paesaggi dell’India. E’ eterea illusione del fermarsi del tempo, invece, quella degli splendidi scenari, ispirati dalle novelle dei fratelli Grimm, di Christian Dior e Valentino. E’ desiderio ciò che viene espresso con abiti dalle tonalità cipria e pastello che avvolgono il corpo con volant e ricami idiomatici.
Ed è, così, che in questa Haute Couture viene esaltato l’incanto della compostezza.
marti
Glamour Marmalade
Facebook//Bloglovin’//Twitter//Instagram
Pics by Vogue – GoogleImage – Chanel News

Il meglio e il peggio dei Choice Awards 2013

Ieri si sono tenuti i People Choice Awards 2013 e, quale occasione migliore per spettegolare sugli abiti indossati dalle star sul red carpet? La più bella in assoluto è stata Taylor Swift, che ha indossato un abito lungo bianco con profonda scollatura firmato Ralph Lauren. I capelli raccolti in uno chignon e orecchini pendenti con pietra celeste, insieme al make up smokey eyes completano un look curato alla perfezione.

Jennifer Laurence, eroina di Hunger Games, ha indossato un abito Valentino Couture che, sinceramente avrei visto meglio addosso a un’attrice più vecchia, ma a 22 anni non ci si può vestire così.

Emma Watson ha indossato un abito che avrei visto più per un incontro da ‘Cinquanta sfumature…‘ che per un red carpet. Non so chi sia lo stilista, ma Emma ha proprio bisogno di una personal shopper.

Katy Perry ha indossato invece un abito molto carino di Valentino, che però non era proprio indicato per un red carpet, abbinato a un paio di decolletèe Jimmy Choo, anch’esse poco adatte all’evento. Io avrei visto più appropriati un paio di sandali gioiello, ma le decolletèe chiuse senza calze o peggio con le calze velate, no!
Che dire poi di Jennifer Aniston, con un abito nero che la ingrassava enormemente; peccato perché era firmato Dior ed era interamente in ecopelle.

Chloe Morets, eroina del prequel di ‘Sex & the City‘, indossa un abitino di pizzo giallo neon con decolletèe firmate ; anche qui look molto discutibile… le forme non vengono proprio valorizzate!

Kristin Krauk, protagonista di ‘The Beauty and the Beast’, ha indossato un abito color pesca con top in tulle e gonna di paillettes; se le scarpe erano abbinate, forse ha sbagliato borsa.

Voi cosa ne pensate?