Un anno, il 2013. E poi il 2014 (di già)

E’ passato un anno. Da quel dicembre 2012 abbiamo già vissuto 365 giorni, 12 mesi e non so quante ore a ridere, piangere, litigare, odiare, scherzare, mandare messaggi su whatsapp. Abbiamo pure rotto qualcosa, dimenticato qualcuno e baciato qualcun’altro. Abbiamo tradito, giurato amore eterno ma anche bestemmiato contro chissà poi chi. Abbiamo creduto in qualcosa che sia nel potere del copriocchiaie di prima mattina, in un skinny jeans o in un tubino nero alla “Colazione da Tiffany” come passepartout per ogni occasione o di un Dio generico, che sia un Buddha o sia Coco Chanel, poco importa. Lavorato, lavorato, lavorato. Ci siamo fatte trascinare dalle canzoni e da profumi sconosciuti, come quelli di lui, rimasti sulle labbra dopo un bacio sul collo o tra i capelli dopo un abbraccio. Abbiamo avuto voglia di correre, fatto shopping, chiamato nel cuore della notte la migliore amica. Pure bevuto talmente tanti spritz che ormai hanno stancato come gli uomini che si fanno desiderare manco fossero donne.
E magari non abbiamo fatto la cosa più importante. Tra tutte le corse quotidiane, le telefonate ricevute e le email da mandare, in qualsiasi parte del mondo ci troviamo, non ci siamo fermate un attimo. Non ci siamo fermate a guardare, nemmeno di sfuggita, chi ci stava accanto, nonostante tutti gli errori, gli sbalzi d’umore, le storie e le paranoie costanti, perenni, insensate. Ce ne siamo dimenticate alla ricerca di qualcosa e di qualcuno, quando tutto era là. Così semplice. Non lo abbiamo voluto vedere forse o non ce ne siamo accorte. Avete presente un vetro appannato? Quando ci si passa la mano sopra e sembra che per un po’ si veda dall’altra parte e invece torna quella specie di foschia, fino a quando poi scompare e tutto è così chiaro, nitido, talmente trasparente? Ecco succede esattamente questo. Un’unica certezza così: non è mai troppo tardi. Per chiedere scusa, per tornare indietro e bussare di nuovo alla porta, anche se è la stessa. Del resto, c’è ancora un altro anno da vivere, 365 giorni 12 mesi e non so quante ore per ridere, piangere, litigare. Amare.

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Nuovo brand Dolly Noire: il sogno di quattro amici che diventa realtà

Nuovo brand Dolly Noire: il sogno di quattro amici che diventa realtà


Dolly Noire
non è semplicemente un nuovo brand del panorama streetwear, ma soprattutto la realizzazione del sogno di quattro amici e della loro storia fatta di coraggio, divertimento e passione.

Un sogno iniziato all’età di 15 anni e che ha visto la prima trasformazione in realtà nel 2008: all’epoca i quattro amici avevano 19 anni e iniziavano a muovere i primi passi per la creazione del brand che vede la luce definitivamente nel 2013. Da settembre i quattro amici, ormai ventiquattrenni, lavorano giorno e notte insieme, ottenendo già un buon riscontro da parte del pubblico a cui sono interessati, tra i 15 e i 30 anni.

Un’idea geniale quella di affidare la distribuzione del brand a ragazzi della stessa età delle persone a cui il brand si rivolge: i vari “testimonial” promuovono Dolly Noire grazie all’uso dei social network o semplicemente grazie alla loro stessa cerchia sociale.
I 4 amici tutti laureati in discipline diverse, hanno unito le loro conoscenze per dar vita un brand divertente e street, ma anche a una nuova forma di vendita e di promozione: Gioele Castelvetere, art director, Daniele Crepaldi, brand manager, Federico Ferrero, responsabile commerciale, Alessandro Malandra, responsabile amministrativo.

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Uno, due, tre… Capodanno

La verità è che certe prassi legate all’universo femminile non l’ho mica mai capite. Come quelle del Capodanno. Del tipo perchè divertirsi a tutti i costi una sola notte quando un anno è fatto di 364 giorni molto più confusionali, intensi, inaspettati. Come perché decidere cosa indossare un anno prima: il 1 gennaio 2013 già molte donne hanno definito nei dettagli cosa mettere per il 31 dicembre 2013. Come pensare ai buoni propositi per i prossimi 12 mesi a venire a cominciare dalla dieta. “Quanto ho mangiato per queste festività uuuhhh, non sai quanto. Ma sai? Da domani comincio a correre, camminare, andare in palestra per smaltire i quattro panettoni, le 3 lasagne – no ma che? Tre teglie, no tre piatti – i due polli arrosto e le patate. E ci sono stata pure attenta sai? Ma tu? Dove li metti piuttosto?”. “Mangio di meno”. Come perché spendere, se va bene, 80 euro per la cena in qualche party “troppo esclusivo” se poi neanche terminato l’antipasto: “Uhm sono già piena”. E soprattutto perché comprare un abito per la notte di Capodanno a prezzo pieno quando quattro giorni dopo ci sono i saldi e lo acquisti alla metà? E non ditemi per far girare l’economia che qui non girano più manco le palle. Di Natale, intendo.
Un giorno al Capodanno e non so manco cosa mettere. Come finirà? Dopo due ore di ricerca nell’armadio,
Mamma dove l’hai messo l’abito con le piume? Dov’è quello con le frange invece?”.
Mamma: “Ma quella con le piume non è una t-shirt?”.
Capodanno 2014. Che è uguale al 2013 poi.

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Piquadro scende in pista con la Federazione Italiana Sport Invernali

Piquadro, il marchio italiano di accessori tech-design per business traveller, ha siglato un accordo con FISI, Federazione Italiana Sport Invernali, per affiancare, in qualità di fornitore ufficiale, la Squadra Nazionale di Coppa del Mondo di Sci Alpino, maschile e femminile.
Gli atleti azzurri sono quindi partiti equipaggiati con trolley Piquadro per affrontare le piste nordamericane dove si stanno svolgendo le gare. Agili e leggeri, realizzati in tessuto tecnico impermeabile e antistrappo con dettagli in pelle, i trolley a quattro ruote forniti da Piquadro alla Squadra di Sci Alpino appartengono all’ultima nata linea da viaggio di Piquadro, Signo. Colore: naturalmente azzurro. Segno distintivo: un piccolo logo FISI apposto sul fronte.

La partnership con FISI mira a trasmettere e consolidare i valori di eccellenza italiana ed elevate performance che da sempre contraddistinguono Piquadro e su di essa così si è espresso Marco Palmieri, Presidente e Amministratore Delegato di Piquadro: «Sostenere i talenti italiani dello sci attraverso questa collaborazione con FISI è per me un piacere. Con questi ragazzi condivido infatti una grande determinazione nel raggiungere i risultati oltre che un grande amore per lo sci».

"Dark heroine" di Kiko e le mie prove make up per Capodanno

E non ti mettere tutto quel trucco che ti sta male
a me mi piaci perché sei dolce quando sei normale
quando rinunci ai comportamenti da fotomodella
e mi riempi la faccia di baci e mi accarezzi la pelle
quando mi dici dai spegni la luce che mi vergogno
quando sei lì che ti trema la voce e a me mi sembra un sogno”.

Chissà perché quando mi trucco più del solito a me viene sempre in mente questa canzone qui di Jovanotti, Chissà se stai dormendo. Ed è davvero più forte di me: perché quando mi trucco più del solito, magari osando un po’, mi sento come fossi diversa da me stessa. Che, voglio dire, Freud con me sarebbe stato molto più che il padre della psicoanalisi se mi avesse potuto studiare. E’ come se non mi riconoscessi, capite? Non so se riesco a spiegarmi ma il senso è più o meno quello: adoro il profumo della crema che metto appena sveglia e poco prima di andare a letto, amo quel tocco di fard accennato e sono un disastro a fare dritta la linea dell’eyeliner nonostante le istruzioni che possiamo leggere. “Fare un punto in mezzo alla palpebra e fare prima una metà della riga e poi l’altra, verso l’esterno”, sembrasse facile. Perciò raramente mi trucco se non con un pizzico di mascara, giusto per dare intensità allo sguardo. Mai, però, senza gloss o rossetto o burro cacao sulle labbra. Quello mai. Ho pochi consigli di bellezza, ben pochi. E forse sarò la meno adatta a consigliarvi make up o trucchi ma ho deciso di provare, a sperimentare nonostante sia convinta che “non mi devo mettere tutto quel trucco che mi sta male”.

Quello che vedete qui sopra è il risultato della mia prima prova, magari da riproporre per Capodanno. Migliorerà lo giuro solennemente. Ho deciso di provare il make up Kiko della collezione in edizione limitata “Dark Heroine”, ispirata agli scenari delle notti metropolitane, alle luci della città immersa nella notte e ai colori vivaci. Come ho scelto questi prodotti e perché visto la mia mancata capacità in materia? 1. Per il packaging che ammettiamolo su è la prima cosa che ci colpisce a noi donne 2. Perché mi sono sempre trovata bene con Kiko per la qualità e per la resistenza dei prodotti (ritornando all’eyeliner, l’unico che metto è quello proprio del marchio). E poi anche per la sicurezza: insomma mi fido. 3. I prezzi sono alla portata davvero di tutti.
I prodotti usati per questo make up:
Neon glow light Effect serum: un siero per la luminosità del viso da stendere prima di cominciare sul viso e sul collo (che non dimenticatevi mai di truccare. Scarsa in materia ma non fino a questo punto).
Colour impact eyeshadow pallette: gli ombretti di varie tonalità. Quella che ho usato è blu con un tocco di verde appena appena. Perfetti per esaltare lo sguardo, le sfumature riescono a rilasciare delle tonalità pure ed intense grazie alla consistenza della texture.
Loud night bronzer: ecco qui mi soffermerei le ore perché è davvero amore per questa terra leggera e setosa che dona alla pelle un effetto abbronzato perfetto. Come vedete dalle foto, presenta un decoro: considerate che l’ho usata e che è rimasto intatto e, a quanto leggo, lo rimarrà fino alla fine del suo utilizzo.
Twinkle eye pencil: la matita blu che definisce lo sguardo con il temperino incorporato per definire la punta al meglio. Insomma fa tutto da sola: basta soltanto fare la riga che grazie alla texture è davvero facile da stendere e poi rimarrà perfetta per tutta la sera senza sbavare né perdere di luminosità.
– Infine, un tocco alle labbra con Latex like lipstick, rossetto morbido, brillante e semplice da stendere grazie alla sua forma che permette il controllo attento del finish e una scrivenza immediatamente intensa.
Quanto ho speso vi chiederete voi? Circa 60 euro.
Per sapere di più sulla collezione “Dark heroine
e per i prezzi singoli visitate il sito www.kikocosmetics.it
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