Scandalo fashion blogger: truffa e mafia scambio commenti (ancora?)

Dalle brutte storie c’è sempre qualcosa di positivo da ricavare. Ce lo insegnano fin da piccoli con le favole. Ve le ricordate le morali? Bhè alla fine ce n’è sempre una in qualsiasi storia – come di moraliste. Ecco il mio pensiero su quello che viene chiamato
lo “Scandalo fashion blogger: truffa degli scambi commenti”, per riassumere la “mafia” del web per alcune.
Che già parlare di mafia insomma.
Potrei elencarvene almeno un centinaio di cose che mi hanno fatto riflettere in questi giorni.
Tra tutte mi sono resa conto che magari il blogging è molto di più di qualcosa di virtuale e che nel web avviene un po’ come nella vita reale: si va a pelle. Magari spesso sbagliando, ma molte volte l’intuito ti porta nella giusta direzione con le persone.
Ed in questi giorni se ne sono viste un po’ di tutti i colori. Troppe chiacchiere inutili da lavandaie con la passione e l’onestà (1) screditate, sminuite, spogliate di senso, diventate le parole del rosario quotidiano. Amen. Perché accanto a chi viene sputtanato, c’è chi trova gusto a sputtanare per auto-elogiarsi nella totale assenza di onestà intellettuale. Insomma molte persone hanno dimostrato di valere meno di un solido coniato da Crispo per intenderci. Che parlano, parlano, parlano. Parlano. Addirittura telefonate e messaggi su whatsapp. Che io dico attente con le intercettazioni e poi pure il Datagate ora, ma la seguite l’attualità dico io? Una guerra tra poracce insomma. Molte di queste sapranno anche il significato di “turbante” e sapranno anche la vita a memoria di Karl Lagerfeld come fosse la Divina Commedia, ma non certo quello di mafia e di truffa. Le parole hanno un peso, come le persone.
Vorrei specificare, inoltre, che usare i social per alcuni è diventato un lavoro, per altri semplicemente no. Non si va in carcere per omicidio, per aver rubato, per aver evaso le tasse, non mi vorrete far credere mica che ti rinchiudono in Italia per far eventualmente parte di un gruppo di blogger? O forse si?
Ognuno si faccia la propria idea, la pensi come esattamente vuole o gli fa comodo. Non si parla né di vittime e né di carnefici come qualcuno vorrebbe far passare. Si parla semplicemente di varie tipologie di blogging: ognuna scegliesse quella che predilige
(QUI è spiegato molto bene da Carolina Rimondi, pensiero che condivido in ogni parola). Se alcune blogger vogliono seguirsi a vicenda e commentarsi, scambiarsi opinioni riguardo grafica, SEO, brand poco seri, su eventi ed organizzarsi, che lo facciano! Anzi io preferirei 10 commenti sensati che 100 con la classica frase “Bello l’outfit, mi segui?” su un pezzo magari dell’ultimo cd di Lady Gaga con seri problemi a propria autostima per giunta. Esistono migliaia di esempi sul web di gruppi privati che si formano. Non mi sembra che sia scritto un codice che regoli il tutto e non mettiamo in mezzo come al solito le aziende e le agenzie che, a differenza di quanto dice qualcuna, sono meno stupide di quello che si crede e non certo si basano sul numero di commenti, considerato inoltre che non sono certo 20 visite in più o meno al giorno che fanno la differenza. Si basano, eventualmente, sulla qualità dei post, sulla grafica, su dati Analitycs e sulla valutazione di quanto una blogger sia adatta a quel determinato brand. Qualcuno scrive che le aziende dovrebbero denunciare le blogger coinvolte. Insomma una sceneggiatura meglio di Steven Spielberg dei poracci. Che, detto tra noi, secondo me i pr si stanno facendo delle grasse, grosse risate tra tutti. Non mi vorrete dire che i blog seguiti saranno una delle voci nella prossima denuncia dei redditi? Non voglio saperlo anche perchè qualcuna risponderebbe “sono troppo nervosa per rispondere“. E non per questa storia qui ma, più probabilmente, per la menopausa o per troppi yogurt inaciditi la mattina.
E così continua questo strano mondo dei fashion blogger – fino al prossimo “scandalo” – con alcune che continueranno sempre in cima al loro piedistallo a ribadire “Lei chi è? Non sa chi sono io. Ho cominciato a bloggare nel I sec. a.C. su Splinder, anzi il web l’ho creato io” (sono meravigliose, ogni volta che leggo un stato o commento di questo tipo rido ma rido fino alle lacrime), mentre altre aspettano la telefonata di Selvaggia Lucarelli con tanto patema d’animo, come fosse quella di Papa Francesco. Quando riceveranno, al massimo, la chiamata di Maria. Maria De Filippi per “Uomini e donne”, perfetto specchio del mondo dei fashion blogger diventato così trash che quasi mi commuove. In cui ci siamo dentro tutte. Nessuna esclusa.
Nel dubbio comunque “Baciate(mi) le mani“.
(1) Puoi essere anche appassionato ma se non hai nulla, tipo un messaggio o una competenza, poco c’è da fare.
(2) Vorrei anche sottolineare che in quella lista di blogger “mafiose” ci sono anche persone INATTIVE che NON scambiavano commenti. Ed è questo il colmo (se guardate chi ha scritto il post, molti dei nomi non ci sono tra i suoi commenti o viceversa).
Ma nessuna si è interessata a chiedere alle interessate, si è fatto di tutta un’erba un fascio. Se sono 70 come mai ci sono post con 10 commenti ed altri 40? Come si fa a credere – senza farsi domande anche le più elementari – ad un post pubblicato da un anonimo, scritto in un italiano sgrammaticato, su una piattaforma anonima con i commenti in moderazione (!) cancellato subito dopo? Mi sorprende che alcune piattaforme rinomate, che teoricamente dovrebbero informare i lettori, non siano nemmeno andate a verificare i fatti. E’ qui la differenza tra il blogger ed il lavoro del giornalista: non me ne voglia qualcuna che paragona le due figure continuamente allo stesso modo. Che noia. Non c’è storia, sono due figure distinte. E non è un semplice tesserino a fare la differenza ma una deontologia. Non basta saper mettere due parole in fila per sentirsi giornaliste. Ci vuole molto altro ancora e mi dispiace ma non lo vedo tra le blogger, nemmeno quelle che si ritengono oneste, leali etc.etc.. Mi serviranno gli occhiali? Mah.
3) Nonostante il dubbio e un parere diverso dal mio, ci sono blogger che si sono confrontate ed hanno espresso il loro pensiero con tranquillità senza sfruttare la situazione a proprio piacimento, senza infierire e senza commentini da giudice della cause perse. Ribadisco: nonostante un pensiero totalmente differente. L’onestà intellettuale di cui parlavo.
(4) Ed apro un’ultima parentesi per farvi capire che livelli abbiamo raggiunto. Una blogger scrive questo: “E poi arriva lei, una noia infinita, piena di se e carica di atroce orgoglio… rido..”. Al di là degli errori grammaticali e dell’insensatezza della frase in riferimento al fatto, vorrei ricordarle che fa parte di un gruppo segreto di scambio commenti con un nome molto simile a quello denunciato – come confermato da una delle componenti – e riceve in media 25 commenti al giorno dalle stesse identiche persone. Non vedo nulla di male a farne parte come già sottolineato sopra, ma mi sorprende la riflessione così profonda. Ecco non aggiungo altro. Potrei concludere con “se qualcuna delle blogger coinvolte volesse invece spiegare l’aspetto genuino della storia” sia da una parte che dall’altra, ma non lo farò semplicemente perchè il rischio poi sarebbe quello di rispondere: “Non conosco le persone con cui sto interagendo nè ho in questo momento la possibilità di documentarmi”. Quindi la domanda nasce spontanea: Come? Non le conosci ma le giudichi sulla base di un post anonimo? Onestà e credibilità anche in questo. E qui la chiudo.
Pics by Weheartit.com

Robbie Williams chiude Farrell, la sua linea di moda uomo

Non sempre le cose vanno per il verso giusto. E’ capitato al mitico Robbie Williams, ex Take That e ormai cantante solista affermato in tutto il mondo, che ha chiuso la sua linea di moda maschile. Eh sì, il nostro Robbie non è riuscito a sfondare nel mondo della moda. Noi vi avevamo parlato, lo scorso settembre 2012, del suo arrivo in Italia da Coin Milano per presentare la sua collezione Farrell, il suo fashion brand. Oggi le cose sono cambiate e solo a distanza di un anno.

Il brand Farrell aveva preso il nome dal cognome del nonno, uomo di grande eleganza e soprattutto di grande ispirazione per il nipote.

Per la collezione maschile Autunno Inverno 2012-13, Robbie si era affidato al designer Ben Dickens. Ma non solo, Robbie aveva aperto anche  il suo monomarca pop-up su Earlham Street a Londra. Purtroppo, però, adesso, tutta la sua attività è in fase di liquidazione.

Peccato, ma il talento nella musica è una cosa e nella moda totalmente un’altra !

“Life uomo e natura”, un reportage dal paradiso naturale della Namibia


Un reportage di Vincenzo Venuto dalla Namibia, conclude la prima serie di “Life: uomo e natura”, il programma che – dallo scorso settembre, con ottimi risultati di ascolto – accompagna i telespettatori di Retequattro nella natura più sorprendente di continenti ed oceani del nostro Pianeta. «Il segreto è vivere ciò di cui si parla», ha dichiarato in un’intervista* il biologo e naturalista Venuto, per spiegare le ragioni che lo hanno portato dall’Università di Scienze Biologiche di Milano alla tv.

Nella puntata in onda giovedì 31 ottobre, in prima serata, Venuto racconta il percorso compiuto con le telecamere di “Life”, in quello che viene ritenuto un vero e proprio paradiso naturale: «Siano stati alle pozze di Etosha dove, durante la stagione secca, confluiscono migliaia di animali delle specie più diverse. Una visione mozzafiato».

Tra gli altri temi della puntata, un documentario sui migratori che attraversano i cieli dell’Europa e delle aree nordamericane solcate dal fiume Colorado,

Ho bisogno di cose inutili, di serenità.

Ore 13.40.
“Ma sei ingrassata?”.
“Si. Io dormo uguale e te?”
Il tradimento è sempre sbagliato, Dio ce ne guardi a dire il contrario. Ma un po’ Raoul Bova fa tenerezza. Perché magari avrà sbagliato, ma ritrovarsi come avvocato difensore dell’ex moglie Chiara Giordano, la madre di lei nonché ex suocera, la divorzista più rinomata d’Italia, Annamaria Bernardini de Pace, è una sorta di legge del contrappasso. Per intenderci, l’incubo di ogni marito in via di separazione. Ecco se fossi Raoul mi sarei già preso il primo biglietto aereo per Honolulu, cambiato il numero di cellulare, nome, cognome ed avrei messo in valigia anche la nuova compagna spagnola 25enne Rocio Munoz. Potrebbe filare tutto liscio sempre se poi, già in dirittura d’arrivo per l’isola, non si renda conto di essersi sbagliato. E che, preso dalla fretta, si è confuso Rocio con il Mocio.
La somiglianza del resto c’è.
Aumentano le aliquote e purela Tares, la benzina, il costo del pane, l’acqua, gli interessi e le bollette. Aumenta pure Zara. 99,95 euro per una gonna in eco-pelle. Che, dico io, quel che peggio sono quei 5 centesimi. Inutili. Quel 99,95 che non fa 99 ma manco 100. Un contentino che sa tanto di “Togliamo l’Imu” per poi metterela Service Tax. Che se Berlusconi promettesse “Restituirò i prezzi di Zara di una volta”, non tornerebbe in politica ma diventerebbe Santo subito. Ed è già un passo avanti: le colombe già le conta. Piove. Zara ladra – altro che Governo.
Bianco come il latte, nero come la notte. Bianco come le pagine di un quaderno ancora da riempire. Nero come il kajal. Bianco come le Calle. Nero come 219 Black Satin di Chanel Le Vernis. Bianco come i pizzi di Dolce&Gabbana. Nero come un abito Lanvin. Bianco come il colore preferito da bambina. Nero come le prime Converse. Bianco come il Philadelphia e la panna montata. Nero come le lacrime sporche di matita che cadono lungo la guancia.– E potrei così continuare all’infinito.

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Essere complementari

Due colori che hanno ben poco in comune se non nulla.
Contrapposti. Tonalità decise che non ammettono sfumature.
Uno contiene tutti i colori e l’altro nessuno. Diversi, troppo.
O è bianco o è nero. Ma complementari, perfetti insieme.
Come nelle più belle storie d’amore.
Sweatshirt/maglia:Front row shop
Clutch/borsa: Moschino
Skirt/gonna: Imperial (bought by Dafne ClothingLab)
Pic by A. O.